Afghanistan
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La violenza continua a crescere in Afghanistan nonostante i continui sforzi verso la pace. 573 civili afgani sono stati uccisi solamente nel primo trimestre del 2021. 

La situazione rimane allarmante dal punto di vista della protezione dei cittadini ed in particolare delle donne, vittime particolarmente mirate degli attacchi. 

Nel frattempo, il presidente statunitense Joe Biden ha annunciato che non rispetterà la scadenza del 1° maggio per ritirare tutte le truppe dall’Afghanistan, ma che esse verranno completamente rimosse entro il prossimo 11 settembre, in occasione del 20° anniversario degli attacchi terroristici di al-Qaeda. 

Il conflitto in breve

Dal 1996 l’Afghanistan era governato dai talebani, fazione politica e religiosa ultraconservatrice che segue una forma radicale di Islam. Durante il periodo in cui i talebani controllavano l’Afghanistan, essi hanno permesso ad al-Qaeda, un’organizzazione terroristica militante islamista sunnita, di avere campi di addestramento nel territorio afgano. 

Nel settembre 2001, quasi 3.000 persone sono state uccise negli attacchi terroristici dell’11 settembre negli Stati Uniti. Il capo del gruppo terroristico islamista al-Qaeda, Osama Bin Laden, è stato subito identificato come responsabile, ma i talebani si sono rifiutati di consegnarlo. 

Quindi, un mese dopo l’11 settembre, gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi aerei contro l’Afghanistan, dando inizio al conflitto internazionale in Afghanistan nel 2001.
Quando altri paesi si unirono alla guerra, i talebani furono rapidamente rimossi dal potere. Ma non sono semplicemente scomparsi dal paese: al contrario, la loro influenza è cresciuta.

Da allora, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno lottato per fermare il collasso del governo afghano e per porre fine agli attacchi mortali dei talebani.
Nel frattempo, infatti, i talebani hanno consolidato sostegno nelle aree intorno al confine pakistano e guadagnato centinaia di milioni di dollari all’anno dal traffico di droga, dalle miniere e dalle tasse.

Mentre i talebani compivano sempre più attacchi suicidi, le forze internazionali che lavoravano con le truppe afghane lottavano per contrastare la minaccia rappresentata dal gruppo. 

Nel 2014, alla fine di quello che è stato l’anno più sanguinoso in Afghanistan dal 2001, le forze internazionali della Nato hanno concluso la loro missione di combattimento, lasciando all’esercito afghano il compito di combattere i talebani.
Questo ha dato slancio ai talebani, che hanno conquistato il territorio e perpetrato attacchi contro obiettivi civili e governativi.

Negli ultimi anni la presenza statunitense è rimasta forte nel territorio, ma al contempo i negoziati di pace si sono intensificati. In particolare, nel 2020 gli USA e i talebani hanno firmato un accordo, aprendo la strada al ritiro significativo delle truppe straniere dall’Afghanistan. 

Tuttavia, in assenza di un cessate il fuoco, i combattenti hanno continuato a perpetrare attacchi e violenze. 

I recenti sviluppi

Almeno 14 persone sono state uccise durante degli attacchi effettuati in tre diverse province afghane negli scorsi giorni. 

Una settimana fa, nella capitale Kabul, alcuni uomini armati non identificati hanno ucciso quattro poliziotti, un docente universitario e un impiegato del governo durante tre diversi incidenti, secondo quanto riferito dal portavoce della polizia Ferdows Faramarz.

Le uccisioni mirate sono in aumento a Kabul, dove le forze di sicurezza, i dipendenti del governo, gli attivisti e i giornalisti sono spesso presi come obiettivi. Non è stata rivendicata alcuna responsabilità per la maggior parte degli attacchi avvenuti nella capitale afghana.

Nella provincia sudorientale di Ghazni, invece, almeno quattro civili sono rimasti uccisi nell’esplosione di una bomba sul ciglio della strada. Altri due civili sono rimasti feriti quando la bomba ha colpito il loro veicolo mentre viaggiavano. 

Nella provincia meridionale di Kandahar, almeno quattro civili sono stati uccisi e tre feriti quando un’altra bomba è esplosa sul ciglio della strada nel distretto di Arghandab. I funzionari locali hanno incolpato i talebani per l’esplosione, ma nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità.

Dati allarmanti

Le vittime civili nel paese sono aumentate del 29% nel primo trimestre dell’anno, hanno riferito le Nazioni Unite in un rapporto, con 573 civili afgani uccisi e 1.210 feriti.

“Di particolare preoccupazione è l’aumento del 37% del numero di donne uccise e ferite e un aumento del 23% delle vittime tra i bambini rispetto al primo trimestre del 2020″, secondo il rapporto.

Nell’ultimo trimestre del 2020, in confronto allo stesso periodo del 2019, gli attacchi ai civili sono aumentati del 45%. Anche nel 2020, il numero di vittime è rimasto al di sopra di 3.000 per il settimo anno consecutivo.

I dati sono fortemente preoccupanti: il paese è infatti uno dei più mortali al mondo per i civili.

Violenza contro le donne 

Tra settembre 2020 e metà febbraio 2021, gli insorgenti hanno ucciso 15 giornalisti e attivisti dei diritti umani, secondo la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan. La cosa ancora più preoccupante è che queste categorie non vengono uccise nel contesto di attacchi di massa: si tratta proprio di omicidi premeditati e mirati. Questa minaccia di violenza ha costretto alcuni all’autocensura e altri a lasciare il paese.

Molte di queste vittime sono proprio donne, che vengono quindi prese di mira sia in virtù della loro professione che del loro genere.
La percentuale di donne che lavorano nel settore dei media si è drasticamente ridotta. Prendere di mira donne giornaliste o attiviste è un tentativo di creare un clima di terrore in un paese che ha lottato a lungo con i problemi dei diritti delle donne.

Malgrado ciò, molte donne, come le tre giornaliste uccise a Jalalabad, non rinunciano a portare avanti coraggiosamente la propria carriera nonostante i rischi connessi.
Durante il regime talebano, i gruppi armati imposero una rigida interpretazione dell’Islam, impedendo alle donne di andare a scuola e lavorare. Gli attuali attacchi mirati stanno diffondendo un messaggio molto simile, soprattutto tramite l’idea di non permettere alle donne di prendere parte alla vita pubblica.

La sicurezza e la protezione delle donne afghane devono essere prioritarie nella risoluzione del conflitto. 

Il ritiro delle truppe americane

I talebani si erano precedentemente rifiutati di partecipare a qualsiasi vertice di pace fino a quando tutte le forze straniere non fossero state ritirate dall’Afghanistan. L’anno scorso i talebani e gli Stati Uniti hanno infatti concordato che tutte le forze straniere sarebbero state ritirate dall’Afghanistan entro il 1 ° maggio, data che è stata poi recentemente posticipata dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden.

Il ritiro delle truppe statunitensi da combattimento dall’Afghanistan inizierà infatti entro il 1 ° maggio, ma sarà completato entro il prossimo 11 settembre, il 20 ° anniversario degli attacchi terroristici di al-Qaeda a New York e Washington.

Attualmente ci sono circa 2.500 soldati statunitensi nel paese, che servono insieme ad altre 7.000 truppe straniere come parte di una coalizione della Nato. È probabile che la maggior parte, se non tutti, gli alleati della NATO si ritirino in coordinamento con gli Stati Uniti.

Siamo andati in Afghanistan per rendere giustizia a coloro che ci hanno attaccato l’11 settembre e per interrompere i terroristi che cercano di utilizzare l’Afghanistan come rifugio sicuro per attaccare”, ha riferito un alto funzionario dell’amministrazione. “Riteniamo di aver raggiunto questo obiettivo alcuni anni fa. Riteniamo che la minaccia contro la patria che ora proviene dall’Afghanistan sia a un livello tale da poterla affrontare, senza un’impronta militare persistente nel paese e senza rimanere in guerra con i talebani “.

Circa 800.000 soldati statunitensi e altro personale militare hanno prestato servizio almeno una volta in Afghanistan dall’invasione statunitense del 2001, lanciata in seguito agli attacchi dell’11 settembre. Più di 2.300 sono stati uccisi e 20.000 feriti.

Le trattative di pace

Attualmente, le trattative di pace tra i talebani e il governo afghano procedono a lento ritmo. C’erano grandi speranze che i colloqui di pace avrebbero portato una certa stabilità ma il 2020 si è concluso con ulteriori minacce verso la sicurezza e lo stesso vale per i primi mesi del 2021. 

Anche se la maggior parte degli attacchi mirati sono stati rivendicati dal gruppo ISIL, il governo afghano continua a incolpare i talebani di essere responsabili di queste uccisioni. Il gruppo armato, dal suo canto, nega la responsabilità. Nel frattempo, il governo afghano è fortemente criticato per non aver protetto i suoi cittadini. 

I colloqui intra-afghani potrebbero porre fine a 20 anni di combattimenti, ma attualmente la situazione risulta essere ancora particolarmente fragile e instabile. La violenza che per decenni ha logorato la popolazione afghana deve cessare e per questo devono continuare i passi verso il raggiungimento di una pace duratura.

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