Cittadinanza italiana per chi nasce in Italia
Cittadinanza italiana per chi nasce in Italia

L’articolo 4 l.91/92 comma 2 prevede che “lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data”.

Trattasi di diritto soggettivo dello straniero che dimostri:

  1. di essere nato in Italia;
  2. di averci risieduto legalmente sino alla maggiore età (18 anni);
  3. di aver dichiarato di voler acquisire la cittadinanza italiana entro un anno dal compimento della maggiore età (fino al compimento dei 19 anni).

A chi va indirizzata la dichiarazione?

La dichiarazione va effettuata presso l’Ufficio dello Stato Civile del Comune ove si risiede, congiuntamente alla documentazione che attesti la nascita in Italia (estratto per riassunto di nascita) e la presenza regolare in Italia sino alla maggiore età (cfr. infra), entro il diciannovesimo anno di età; nonchè copia del versamento del contributo di 250,00 euro intestato al Ministero dell’Interno.

Attenzione: il Comune di residenza ha l’obbligo di avvisare il neomaggiorenne della facoltà di acquisire la cittadinanza italiana, pertanto, se tale avviso non è stato ottemperato, si può avanzare richiesta di acquisto della cittadinanza anche dopo il decorso di un anno dal compimento della maggiore età.

Prima di procedere alla dichiarazione, bisogna verificare la prassi del proprio Comune di residenza circa le modalità di presentazione della domanda, eventuale appuntamento da concordare, possibilità di inoltrare richiesta tramite canali alternativi (pec, e-mail, raccomandata postale).

Cosa s’intende per residenza legale?

Il requisito della residenza legale inteso dal Legislatore ha un’accezione piuttosto ampia. Difatti, più correttamente si può parlare di permanenza ininterrotta in Italia dalla nascita sino al compimento della maggiore età, così attenuando la necessità del requisito di “legalità amministrativa”, più difficile da dimostrare ed anche difficilmente controllabile e gestibile dal neomaggiorenne.
Questa interpretazione, plasmata dalla giurisprudenza e, successivamente, fatta propria dal legislatore, consente di dimostrare la presenza in Italia non solo attraverso la rigorosa ed ininterrotta successione di iscrizioni anagrafiche (per un periodo di 18 anni), ma anche attraverso la produzione di differente documentazione.

A titolo meramente esemplificativo può essere utilizzata ai fini della dimostrazione della presenza ininterrotta in Italia: 

  • documentazione scolastica (iscrizione alle scuole elementari, medie e superiori);
  • libretto pediatrico delle vaccinazioni;
  • documentazione medica;
  • corsi extra-scolastici etc…

Quanto alla regolarità amministrativa (possesso di permesso di soggiorno) il D.L. n. 69/2013, all’articolo 33 espressamente prevede che “all’interessato non sono imputabili eventuali inadempimenti riconducibili ai genitori o agli uffici della Pubblica Amministrazione, ed egli può dimostrare il possesso dei requisiti con ogni altra idonea documentazione…”. Tale espressione, seppur vaga, ha orientato la giurisprudenza nel senso che la regolarità (o irregolarità) amministrativa dei genitori non inficia il diritto all’accertamento della cittadinanza italiana del neomaggiorenne se, ripetiamo, attraverso la produzione di qualsivoglia idonea documentazione, è dimostrata la presenza ininterrotta in Italia sino alla maggiore età.

Cosa succede se la richiesta non viene evasa oppure è rigettata?

L’Ufficiale di Stato Civile del Comune ove è stata effettuata la dichiarazione di acquisto della cittadinanza ha l’obbligo di emanare un provvedimento espresso che può avere il seguente contenuto:

  1. positivo: accerta il ricorrere dei requisiti ex lege previsti e dichiara l’acquisizione della cittadinanza italiana con l’annotazione sui registri;
  2. negativo: non accerta il ricorrere di tutti i requisiti previsti e respinge l’istanza.

Attenzione: in caso di rigetto è possibile adire l’Autorità Giudiziaria ed è competente il Tribunale sede della sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea del luogo in cui il ricorrente ha la dimora, l’azione si propone con ricorso ex art. 702 bis cpc.

La medesima tutela è garantita anche nei casi in cui la Pubblica Amministrazione non abbia provveduto in un tempo congruo (a titolo esemplificativo il termine massimo previsto dal Legislatore per la conclusione di un procedimento amministrativo è di massimo180 giorni), in tal caso vi sarà un’azione di accertamento pura stante l’assenza di un provvedimento espresso che accerti o meno il diritto alla cittadinanza.

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