Nuova legge immigrazione sui permessi di soggiorno
Nuova legge immigrazione sui permessi di soggiorno

Il d.l. 130/2020, convertito in L. 173/2020, ha ampliato le possibilità di regolarizzazione amministrativa dei cittadini extra-Ue in Italia, anche occupandosi delle spinose questioni relative alla conversione di autorizzazioni al soggiorno di natura “eccezionale” in titoli di soggiorno per motivi di lavoro. 

Difatti, nuove possibilità di conversione, prima precluse, sono previste dall’ultima modifica apportata al t.u.i. con il decreto Lamorgese, incastrando l’esigenza di tutela di diritti soggettivi con la volontà di modificare il titolo di soggiorno per il quale si è autorizzati a vivere in Italia. 

Ad oggi, permessi di soggiorno quali “protezione speciale”, oppure “calamità naturali”, finanche “assistenza minori”, potranno essere convertiti in permessi di soggiorno per “motivi di lavoro subordinato o autonomo” se in possesso dei requisiti previsti dal Testo Unico Immigrazione.

Chi può chiedere la conversione?

L’art. 6 comma 1, t.u.i. elencate le tipologie di soggiorno per le quali è possibile richiedere la conversione in motivi di lavoro autonomo o subordinato/attesa occupazione:

  1. permesso di soggiorno per “protezione  speciale”: attenzione, anche i titolari di permesso di soggiorno recante a dicitura “protezione umanitaria” o “casi speciali” possono richiedere la conversione del loro titolo di soggiorno a mente dell’art. 1 commi 8 e 9 d.l. 113 /2018; 
  2. permesso di soggiorno per calamità, di cui all’articolo 20-bis: attenzione, questo permesso della durata di sei mesi, ad oggi, è rinnovabile anche finché permangono le condizioni di grave calamità che non consente il rientro e la permanenza in condizioni di sicurezza nel Paese d’origine;
  3. permesso di soggiorno per “assistenza minori”, di cui all’articolo 31, comma 3: attenzione, se si richiede la conversione in motivi di lavoro per il rilascio del titolo di soggiorno ai figli minori, che seguiranno la condizione giuridica dei genitori e gli verrà rilasciato un pds per “motivi familiari”, dovranno essere rispettati i seguenti requisiti:
    – si dovrà dimostrare il possesso di un reddito minimo pari all’importo dell’assegno sociale annuo (es. per il 2020 è di 5.977,79 euro) aumentato della metà per ogni familiare da ricongiungere (es. per 1 familiare reddito necessario 8.931,00; 2 familiari 11.908,00), i componenti del nucleo familiare (percettori di reddito) possono concorrere al computo dell’ammontare totale del reddito richiesto;
    – si dovrà documentare il possesso di idoneo alloggio (con relativa certificazione di idoneità alloggiativa);
  4. permesso di soggiorno per residenza  elettiva, di cui all’articolo 11, comma  1,  lettera  c-quater), dpr 394/99;
  5. permesso di soggiorno per acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, di cui all’articolo 11, comma 1,  lettera  c),  dpr 394/99, salvo i casi in  cui lo straniero era precedentemente in possesso di un permesso per richiesta asilo;
  6. permesso di soggiorno per attività sportiva, di cui all’articolo 27, comma 1, lettera p);
  7. permesso di soggiorno per lavoro di artistico, di cui all’articolo 27, comma 1, lettere m), n) ed o);
  8. permesso di soggiorno per motivi religiosi, di cui all’articolo 5, comma 2;
  9. permesso di soggiorno per cure mediche dovute a gravi condizioni psico-fisiche o derivanti da gravi patologie, di cui all’art. 19, comma 2, lett. d-bis.

Quali sono i requisiti?

Al fine di vedere positivamente evasa la richiesta di rinnovo/conversione del proprio permesso di soggiorno è necessario documentare alla Questura competente per territorio (dove si dimora):

  • lavoro subordinato: contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato (es. contratto sottoscritto, comunicazione unilav, dichiarazione rapporto lavoro domestico INPS) reddito (orientativamente pari all’importo annuo dell’assegno sociale), alloggio (cessione di fabbricato o dichiarazione di ospitalità vidimata dal locale Commissariato di PS, certificato di residenza);
  • lavoro autonomo: partita iva, iscrizione della ditta al locale Registro imprese, autorizzazione al commercio se richiesta dalla tipologia di impresa di cui si è titolari, reddito (orientativamente pari all’importo annuo dell’assegno sociale), alloggio (cessione di fabbricato o dichiarazione di ospitalità vidimata dal locale Commissariato di PS, certificato di residenza).

 

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