I corridoi umanitari
I corridoi umanitari

Il 12 gennaio 2021, una compagine formata da diverse Ong e associazioni umanitarie, accompagnate da vari attivisti, scrittori ed esperti di diritto internazionale ed umanitario, hanno inviato una lettera al Ministro dell’Interno, con la richiesta di dare priorità al progetto che prevede cinque voli di evacuazione dalla Libia verso l’Italia.

È il programma dei corridoi umanitari, da anni attivi per favorire una sicura forma di migrazione.

I corridoi umanitari costituiscono un programma ideale per il trasferimento e l’integrazione in Italia dei migranti che si trovano in condizione di particolare vulnerabilità: ragazze madri, vittime del traffico di essere umani, anziani, persone con disabilità o con patologie, oppure persone segnalate da organizzazioni umanitarie quali l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati (UNHCR).

Come funzionano i corridoi umanitari

I corridoi umanitari, essendo l’unica via legale e sicura, si articolano in diverse fasi:

  1. le associazioni proponenti effettuano dei controlli in loco, segnalano le situazioni di vulnerabilità e le trasmettono al Ministero dell’Interno italiano;
  2. il Ministero effettua delle verifiche, al termine delle quali, trasmette la lista dei probabili beneficiari ai Consolati italiani dei Paesi coinvolti, che a loro volta rilasciano i cosiddetti “visti umanitari con validità territoriale limitata” (solo per l’Italia) ai sensi dell’art. 25 del Regolamento (CE) n. 810/2009 del 13 luglio 2009;
  3. successivamente si organizza il viaggio. Una volta giunti in Italia, i migranti vengono accolti dalle associazioni promotrici del progetto che li ricollocano in strutture, appositamente adibite, su tutto il territorio nazionale.
    Dette associazioni si occupano di offrire loro la possibilità di integrarsi, attraverso corsi di alfabetizzazione della lingua italiana e programmi di inserimento lavorativo.

Un progetto, dicevamo, che è sul tavolo da circa sei mesi (anche per ritardi dovuti alla questione Covid-19) e che ha trovato la condivisione del Presidente Mattarella, il quale ha definito i corridoi umanitari “un momento di realizzazione concreta dei principi della Costituzione italiana”. Un progetto, la cui priorità si rende assolutamente necessaria, data la situazione libica, in crescente difficoltà.

La situazione in Libia

Da sempre territorio controverso, attualmente la situazione libica sta attraversando un momento particolarmente significativo.
Nelle scorse settimane è stato sgomberato uno dei campi più (tristemente) famosi: quello di Zintan.

La vicenda del campo di Zintan è emblematica poiché è lì che l’Alto Commissariato dell’Onu ha registrato le più disumane situazioni di schiavitù e di violazione dei diritti umani.
Si racconta di centinaia di migranti, in larga parte provenienti dall’Etiopia e dall’Eritrea, che siano costretti in un limbo dal quale non hanno certezza di uscire.
Costretti alla fame, alla sete e alla vista della morte, in situazioni disumane.

Da Zintan, molti sono riusciti ad arrivare a Tripoli, dove sono in una eterna fase di attesa. Mentre per altri richiedenti asilo, è stato disposto il trasferimento presso alcuni campi del Niger e del Rwanda, in attesa di una successiva riallocazione nei Paesi del nord Europa e del Canada.
Molti altri campi libici continuano ad essere pieni di migranti in balia delle continue violenze e dei tentativi di sfruttamento da parte delle milizie che controllano il territorio.

Tutto questo perché in Libia vige una legge (la n.19 del 2010) che punisce il reato di immigrazione clandestina con la pena della detenzione e con l’aggravante dei lavori forzati.
La schiavitù contribuisce al proliferare delle malattie e, per di più, ai migranti non è concesso accedere alle cure mediche.
Un disastro, più o meno legalizzato, che andrebbe fermato immediatamente.

Il pretesto del COVID-19

Dal 2017, in Italia, alcune centinaia di migranti richiedenti asilo sono riusciti ad arrivare in Europa tramite voli umanitari che li hanno sottratti ai vari trafficanti e scafisti.
Con la situazione sanitaria attuale, questi voli ora sono bloccati, ma è arrivato il momento di riprenderli.

L’emergenza sanitaria viene, troppo spesso, usata come pretesto o come scusante per bloccare i corridoi, ma – ad oggi – sono l’unico strumento che abbiamo non solo per salvare vite umane, ma anche per aumentare la nostra stessa sicurezza, grazie ai controlli medici sui rifugiati che entrano nel nostro Paese.
Abbiamo, se non altro, il dovere morale di riscattarci dopo i recenti respingimenti illegali avvenuti in Slovenia e la conseguente violazione dei diritti umani fondamentali.

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