Matteo Salvini, Luciana Lamorgese
Matteo Salvini, Luciana Lamorgese

I decreti Sicurezza voluti da Matteo Salvini e approvati nel 2018, sono stati modificati dal Consiglio dei Ministri il 5 ottobre 2020 dal nuovo decreto Lamorgese.
Tra le novità più importanti, vi è il parziale ripristino della protezione umanitaria.

Cosa prevedevano i decreti Sicurezza

In estrema sintesi, il primo Decreto Sicurezza prevedeva:

1. abolizione della protezione umanitaria
Introdotta in Italia nel 1998, la protezione umanitaria era uno strumento legislativo nazionale che si affiancava, in Italia, alle due forme di protezione riconosciute invece a livello internazionale: lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria.
Prima del decreto Salvini, se non sussistevano le condizioni per il riconoscimento di una delle due protezioni internazionali, veniva concesso un permesso di soggiorno in caso di “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano”.
La protezione umanitaria poteva essere anche riconosciuta: nei confronti di chi fuggiva da emergenze come conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione Europea; nei confronti di quei cittadini stranieri vittime di sfruttamento lavorativo o di tratta; o per coloro i quali, una volta espulsi, sarebbero stati soggetti a persecuzione nel loro Paese.
L’art. 1 del decreto Salvini, ha sostituito il permesso di soggiorno per motivi umanitari con 5 nuove tipologie di permessi di soggiorno:

  • permesso per protezione speciale;
  • permesso per calamità;
  • permesso per cure mediche;
  • permesso per atti di particolare valore civile;
  • permessi di soggiorno per casi speciali.

2. revoca/diniego della protezione internazionale
Il decreto Salvini estendeva la lista dei reati che comportano la revoca dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria. Questo avveniva quando il rifugiato era condannato in via definitiva per alcuni reati come: minaccia o violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e gravissime, pratiche di mutilazione dei genitali femminili, furto aggravato, furto in abitazione e furto con strappo.
La domanda di protezione veniva inoltre sospesa quando, nei confronti del richiedente, vi era un procedimento penale pendente per uno dei reati che – in caso di condanna definitiva – avrebbe comportato il diniego dell’asilo.

3. prolungamento durata di trattenimento nei CPR
L’art. 2 del decreto Sicurezza cambiava i termini massimi di trattenimento amministrativo del cittadino straniero nei centri di permanenza per il rimpatrio, che diventavano di 180 giorni per i trattenimenti finalizzati alle espulsioni ed ai respingimenti.

4. cittadinanza
Veniva esteso a 4 anni il termine di conclusione dei procedimenti di concessione della cittadinanza per residenza e di quelli per matrimonio.

5. accoglienza
Potevano accedere al circuito di accoglienza soltanto i titolari di protezione internazionale e i minori stranieri non accompagnati.

Il decreto Sicurezza bis invece, approvato a giugno del 2018, prevedeva il pagamento di una sanzione amministrativa da 150.000 euro a 1.000.000 di euro per le Ong che violavano il divieto di ingresso in acque Italiane.

Decreto Lamorgese, cosa accade adesso?

Il 21 ottobre 2020 è stato pubblicato in gazzetta ufficiale il nuovo decreto Lamorgese n. 130/2020.
Il testo prevede importanti modifiche, vediamo insieme le più importanti.

Protezione umanitaria

Viene nuovamente modificato l’art. 5 d.lgs n. 286/98 (T.U.I.) che aboliva la protezione umanitaria e vengono reintrodotti riferimenti alla stessa. Più nello specifico, ritorna la dicitura “obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano”, ma non viene inserita la seconda parte dell’art. 5, che faceva espresso riferimento al rilascio della protezione umanitaria da parte del Questore.
Non viene quindi reinserito un permesso di soggiorno corrispondente alla protezione umanitaria.

Tuttavia, viene introdotta la possibilità di convertire in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, le seguenti tipologie di permesso di soggiorno:

  • per protezione speciale;
  • per calamità;
  • per residenza elettiva;
  • per acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide;
  • per attività sportiva;
  • per lavoro di tipo artistico;
  • per motivi religiosi;
  • per assistenza minori;
  • per cure mediche (art. 19, comma 2, left. d-bis).

Trattenimento CPR

Viene modificato l’art. 14 del T.U.I., che dà adesso priorità – ai fini del trattenimento – a “coloro che siano considerati una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica o che siano stati condannati, anche con sentenza non definitiva per i reati di cui all’articolo 4, comma 3, terzo periodo, e all’articolo 5, comma 5-bis, nonché per coloro che siano cittadini di Paesi terzi con i quali sono vigenti accordi di cooperazione o altre intese in materia di rimpatrio, o che provengano da essi”.
Riduzione dei termini. Rispetto al decreto Salvini vengono ridotti i termini massimi di trattenimento che vengono portati da 180 giorni a 90 giorni “prorogabili per altri trenta giorni qualora lo straniero sia cittadino di un Paese con cui l’Italia abbia sottoscritto accordi in materia di rimpatri”. I richiedenti asilo potranno essere trattenuti solo nei limiti dei posti disponibili nei centri.
Viene introdotta la possibilità per gli stranieri trattenuti nei CPR, di presentare istanze o reclami al Garante nazionale ed ai garanti regionali e locali dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

Iscrizione anagrafica

All’art. 5 bis viene inserito il diritto dell’iscrizione anagrafica da parte dei richiedenti asilo, alla luce della recente sentenza della Corte Costituzione che ha dichiarato incostituzionale l’art. 13 del decreto Salvini.
Viene quindi reintrodotta la possibilità di rilascio di una carta di identità per i richiedenti asilo, valida all’interno del territorio nazionale e di durata triennale.
Per i richiedenti asilo accolti nei centri di prima accoglienza o nei CAS, l’iscrizione viene effettuata secondo la disciplina delle convivenze anagrafiche. Inoltre, l’allontanamento non giustificato del richiedente protezione internazionale, costituisce motivo di cancellazione anagrafica con effetto immediato.

Cittadinanza

Viene modificato l’art. 9 ter della legge n. 91/92 sulla cittadinanza.
In particolare, il termine di definizione delle richieste di cittadinanza per matrimonio e per naturalizzazione è fissato in massimo di 24 mesi (2 anni) dalla data di presentazione della domanda, (prorogabili al massimo fino a 36 mesi) e non più 48 mesi (4 anni) come stabiliva il decreto Salvini.
Il nuovo termine trova applicazione per le domande di cittadinanza presentate dalla data di entrata in vigore del decreto Lamorgese.

Accoglienza

Vengono modificati gli artt. 8, 10, 11, 22 bis, del d.lgs n. 142/15 e l’art. 1 sexies del decreto legge n. 416/89.
Il sistema attuale di accoglienza SIPROIMI, viene sostituito dal “Sistema di accoglienza e integrazione”(SAI).
Potranno nuovamente usufruire del sistema di accoglienza i richiedenti asilo (nei limiti dei posti disponibili), insieme ai titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati, nonché i titolari di permessi di soggiorno per protezione speciale, cure mediche, violenza domestica, calamità, particolare sfruttamento lavorativo, atti di particolare valore civile, casi speciali e protezione sociale (nei casi in cui la protezione speciale è riconosciuta per esclusione della protezione internazionale, non è previsto l’inserimento nel circuito d’accoglienza).

Multe alle ONG

Il decreto Sicurezza bis introduceva per la prima volta, multe nei confronti delle organizzazioni non governative che violavano il divieto di ingresso in acque italiane.
La riforma Lamorgese modifica l’art. 83 del Codice della Navigazione, stabilendo che il Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro della Difesa e con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, può limitare o vietare il transito e la sosta di navi nel mare territoriale, salvo che si tratti di naviglio militare o di navi in servizio governativo non commerciale. Inoltre, qualora una nave effettui un soccorso in mare e questa lo comunichi tempestivamente al Centro di coordinamento competente e al proprio Stato di bandiera, non incorre in alcun violazione.
Nei casi di inosservanza dei divieti, si applica l’articolo 1102 del Codice della Navigazione e una multa da 10.000 a 50.000 euro, che si aggiunge alla reclusione fino a due anni già prevista per le violazioni all’art. 83 del Codice della Navigazione.

Per consultare il decreto Lamorgese n. 130/2020 clicca qui.

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1 commento
  1. La lega è una partito contro immigrati dovaimo aver anche noi di vivere normale senza permesso di soggiorno non possiamo vivere la vita normale grazie la maggioranza partito democratico e movimento 5 stelle

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