Permesso di soggiorno e Unione Civile
Permesso di soggiorno e Unione Civile

La legge Cirinnà ha disciplinato le unioni civili tra persone dello stesso sesso. A mente dell’articolo 1, comma 2 “Due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni” che provvederà a trascrivere l’unione dei registri dello stato civile. Al fine di assicurare l’effettività dei diritti e l’adempimento degli obblighi scaturenti dall’unione civile, al successivo comma 20, la medesima legge prevede che “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”. 

Pertanto, alla luce dell’espressa equiparazione del “coniuge” alla persona “unita civilmente”, richiamata le guarentigie poste a tutela dell’unità familiare, sancite sia dal diritto comunitario che nazionale, anche le unioni civili tra persone dello stesso sesso consentono di godere del rilascio di permessi di soggiorno volti alla tutela e coesione dell’unità familiare. In particolare, cittadini stranieri extra ue che abbiano contratto unione civile con un cittadino italiano, comunitario o straniero regolarmente soggiornante, possono avanzare richiesta per il rilascio di un permesso di soggiorno.

A riguardo, il quadro normativo nazionale tipizza tre macro ipotesi che consentono la richiesta di permesso di soggiorno per “motivi familiari” a seguito di unione civile.

  1. permesso per motivi familiari a mente dell’articolo 19, comma 2, lett. c) che impedisce l’espulsione “degli stranieri conviventi… con il coniuge, di nazionalità italiana”. Che significa non poter essere espulsi? Un cittadino straniero, privo di permesso di soggiorno o piombato repentinamente in una situazione di irregolarità amministrativa, che ha contratto unione civile con un cittadino italiano e ci convive, non può essere allontanato dal territorio dello Stato. Pertanto, a mente dell’articolo 28 dpr 394/99, che disciplina il rilascio di permessi di soggiorno per gli stranieri per i quali sono vietati l’espulsione o il respingimento, la Questura rilascia un permesso di soggiorno per “motivi familiari”.
    Attenzione, in questo caso il requisito della convivenza è elemento essenziale. Il permesso di soggiorno potrà essere rinnovato per i medesimi motivi con il rilascio di carta di soggiorno;
  2. permesso per motivi familiari ai sensi degli articoli 29 e 30 tui. In questo caso potrà richiedere il permesso:
  • il cittadino straniero, regolarmente soggiornante ad altro titolo da almeno un anno, che ha contratto unione civile nel territorio dello Stato con un cittadino italiano, comunitario oppure straniero regolarmente soggiornante;
  • il cittadino straniero che, a seguito di unione civile, abbia fatto ingresso per ricongiungimento familiare. Ciò vuol dire che può essere richiesto nulla osta al fine di ottenere il visto d’ingresso per motivi familiari alle medesime condizioni richieste per il ricongiungimento del coniuge. L’unione civile contratta in Italia o all’estero dovrà essere prodotta alla Rappresentanza Consolare italiana e ne verrà verificata l’autenticità, congiuntamente al possesso dei requisiti alloggiativi (idoneità alloggiativa) e reddituali (reddito pari all’ammontare dell’assegno sociale annuo aumentato proporzionalmente per ogni cittadino da ricongiungere);
  • il cittadino straniero già regolarmente soggiornante ad altro titolo, che abbia contratto unione civile con un cittadino italiano, comunitario, straniero, anche fuori dal territorio nazionale e che voglia convertire il proprio titolo di soggiorno in “motivi familiari” entro un anno dalla scadenza del titolo di soggiorno originariamente posseduto
  1. permesso per motivi familiari ai sensi dell’articolo 10 dlgs 30/07. In questo caso ci occupiamo delle unioni civili contratte da un cittadino straniero solo con cittadino italiano o comunitario. La Questura rilascerà una carta di soggiorno dalla validità quinquennale allo spirare della quale si potrà richiedere un permesso di soggiorno permanente a mente dell’articolo 14 dlgs. cit. Attenzione: non vi sono requisiti reddituali o alloggiativi, la mancata convivenza non è fattore ostativo al rilascio del titolo di soggiorno, tuttavia, se l’unione civile risulta fittizia non potrà essere rilasciato il permesso e, se rilasciato, potrà essere revocato. 
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