Espulsioni e respingimenti, le differenze
Espulsioni e respingimenti, le differenze

Uno dei principi fondamentali posti a tutela dello straniero è quello del non-refoulement (non respingimento). Allo stesso tempo, però, la basilare differenza esistente tra il cittadino e lo straniero prevede l’assoggettamento dello straniero a discipline legislative e amministrative ad hoc (fermo restando il rispetto dei diritti inviolabili).

L’ingresso e il soggiorno, in particolare, sono regolati da norme differenti a seconda che si tratti di un cittadino di un Paese dell’Unione europea o di un cittadino di un Paese terzo (o apolide). Esistono quindi norme che stabiliscono i casi nei quali il migrante non è ammesso e/o non può soggiornare in Italia.

Ciò avviene principalmente perché egli non soddisfa i requisiti prescritti o perché è considerato una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l’Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressone dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone o perché risulta condannato per uno dei reati indicati dal comma 3 dell’rt. 4 del TUI.

Gli strumenti principali in materia sono due tipi di provvedimenti: i respingimenti e le espulsioni.

  1. Respingimenti

Il termine respingimento si riferisce all’inibizione dell’ingresso nel territorio nazionale.

Secondo l’art. 10 del TUI, i respingimenti sono disposti dall’Autorità di amministrativa di pubblica sicurezza e possono essere di 2 tipi:

  • Respingimento immediato, previsto dal comma 1 dell’art. 10, effettuato dalla Polizia di frontiera nei confronti degli stranieri che si presentano ai valichi di frontiera senza avere i requisiti per l’ingresso nel territorio dello Stato. Tali requisiti sono regolati in parti da fonti interne (art. 4 TUI) e in parte da fonti europee (artt. 5 e 13 del Codice delle frontiere Schengen). Il respingimento è disposto ai valichi di frontiera (terrestri, marittimi, lacustri e aeroportuali) ha esecuzione istantanea, pertanto lo straniero viene immediatamente respinto nello Stato da cui proviene. Il respingimento immediato non comporta il divieto di reingresso, pertanto lo straniero potrà fare regolare ingresso nel territorio italiano, se in possesso dei requisiti precedentemente mancanti. 
  • Respingimento differito, previsto dal comma 2 dell’art. 10, con accompagnamento alla frontiera disposto dal Questore nei confronti degli stranieri:
    – che entrando nel territorio dello Stato sottraendosi ai controlli di frontiera, sono fermati all’ingresso o subito dopo;
    – che, pur essendo privi dei requisiti per l’ingresso, sono stati temporaneamente ammessi nel territorio per necessità di pubblico soccorso (c.d. respingimento umanitario). Questo avviene quando lo straniero arriva sul territorio dello Stato in condizioni particolarmente fragili per cui, per tutelare la sua salute, viene ammesso per ricevere cure urgenti e in seguito viene operato il respingimento.

Il respingimento differito, a differenza di quello immediato, non ha esecuzione istantanea in quanto prevede l’accompagnamento alla frontiera disposto da parte del Questore. Solo in questo caso, quindi, vengono attuati gli istituti collegati all’accompagnamento coattivo alla frontiera: il trattenimento in un Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) e l’ordine di allontanamento del Questore.

  1. Espulsioni

Il termine espulsione si riferisce all’inibizione del soggiorno irregolare nel territorio nazionale.

Esistono diverse tipologie di espulsioni:

  • Espulsioni amministrative disciplinate dall’art. 13 del TUI che si distinguono in:

Espulsioni disposte dal Ministro dell’interno:

a) per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato nei confronti dello straniero anche non residente nel territorio dello Stato, previa notizia al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli Affari Esteri;
b) dello straniero (anche se titolare di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo) appartenente ad una delle categorie di cui all’art. 18 della legge 22 maggio 1975, n. 152, o nei cui confronti vi sono fondati motivi di ritenere che la sua permanenza nel territorio dello Stato possa in qualsiasi modo agevolare organizzazioni o attività terroristiche, anche internazionali (espulsione per motivi di prevenzione del terrorismo, di cui all’art. 3, comma 1, del D.L. 27 luglio 2005, n. 144, convertito dalla legge 31 luglio 2005, n. 155). In questo caso l’espulsione può essere disposta anche dal Prefetto su delega del Ministro dell’Interno;

– Espulsioni adottate dall’autorità amministrativa di pubblica sicurezza nei confronti di:

a) stranieri che siano in posizione di soggiorno irregolare;
b) stranieri che siano ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica o per l’ordine pubblico o per la sicurezza dello Stato (art. 13 TU).

Accade spesso che, per un soggiorno irregolare o per una pericolosità non di alto livello, l’autorità amministrativa di pubblica sicurezza emetta un provvedimento di espulsione. 

  • Espulsioni dell’autorità giudiziaria: in conseguenza di procedimenti penali che sono di quattro tipi (misura di sicurezza, sanzione sostitutiva della detenzione, misura alternativa della detenzione, misura alternativa della pena pecuniaria). Il relativo provvedimento può avere la forma della sentenza, dell’ordinanza o del decreto, secondo le regole stabilite dal codice di procedura penale. In questo caso non si tratta di un provvedimento amministrativo ma giurisdizionale.

In ogni decisione, vale il principio generale per cui l’espulsione deve essere disposta previa valutazione caso per caso della situazione personale. Questo comporta particolari tutele e limiti a protezione di precise categorie, in particolare le persone vulnerabili, e circostanze specifiche come la riunificazione familiare e, più in generale, il diritto all’unità familiare. 

Tutti i provvedimenti di espulsione amministrativa e di respingimento hanno la forma del decreto e devono essere motivati in fatto e in diritto, e sono immediatamente esecutivi. 

Sono atti recettizi, cioè producono i loro effetti dopo la loro notificazione e sono comunicati all’interessato insieme all’indicazione delle modalità di impugnazione e ad una traduzione in lingua conosciuta dallo straniero oppure in lingua inglese, francese, spagnola o araba, secondo la preferenza indicata dall’espellendo.

Il provvedimento viene comunicato al giudice di pace territorialmente competente, che decide della sua convalida. Fino a quel momento l’esecuzione del provvedimento di respingimento o l’espulsione è sospesa; una volta convalidato, il provvedimento diviene esecutivo. 

Si può proporre il ricorso verso il decreto di convalida, ma esso non sospende l’esecuzione dell’allontanamento dal territorio nazionale.

I divieti di espulsione e respingimento

L’art. 19 del TUI disciplina le casistiche in cui il respingimento e l’espulsione sono assolutamente vietati.  

In applicazione del divieto di non-refoulement, in nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato in altro Stato nel quale sia protetto da tali discriminazioni.

Inoltre, è fatto divieto di espulsione (eccetto nelle ipotesi di espulsioni ministeriali per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato) nei confronti degli stranieri:

  • Minori di 18 anni. Proprio in virtù di questo divieto, al minore straniero privo di permesso di soggiorno per motivi familiari viene rilasciato un permesso di soggiorno per minore età;
  • Titolari di permesso di soggiorno UE di lungo periodo;
  • Conviventi con parenti entro il secondo grado, o con coniuge di nazionalità italiana, a tutela del diritto all’unità familiare;
  • Donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio. 
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