Continua ad essere critica la situazione economica egiziana – “rispetto a 4 anni fa è tutto aumentato del 300%” – dice, appena rientrato nel paese, Mohamed (nome di fantasia) che, non riuscendo più a far fronte alla crisi economica italiana, aveva deciso a dicembre di tornare in Egitto.
Dal 2016 al 2019 l’inflazione ha registrato una media del 19,6%, sebbene il generale Abdel Fattah al-Sisi dal 2014, anno in cui ha vinto le elezioni (in seguito al colpo di stato di Mohamed Mursī, successore di Mubarak) non prometta altro che la ripresa economica.
Dal 2016 è inoltre in vigore un piano di austerità economica per far fronte ai 12 miliardi ricevuti in prestito dal Fondo Monetario Internazionale. Tant’è che il 58% del bilancio del paese è speso per ripagare gli interessi sul debito e i prestiti contratti; secondo la Banca Mondiale in Egitto il rapporto debito/Pil che alla fine dell’anno fiscale del 2019 era al 90,2% , è destinato ad aumentare.
L’emergenza epidemiologica da Covid-19 non ha fatto altro che acuire una situazione economica già al collasso: alla lenta crescita del reddito interno, che vede una drastica riduzione dell’export e del turismo, si aggiungono la mancanza di investimenti in educazione e sanità e l’incapacità di creare occupazione nel settore formale; la sola esportazione di gas e olio non basta.
Le classi medie e basse che da tempo sono colpite più duramente dalle misure dell’austerità economica (si pensi all’introduzione dell’Iva, un’imposta regressiva, versus la diminuzione delle imposte per le imprese), si trovano a fare i conti con un tasso di disoccupazione che nel triennio aprile-giugno 2020 ha raggiunto il 9,6%, senza contare i lavoratori dell’economia informale.
Per tanto, secondo i dati della Banca Mondiale in Egitto, i redditi delle famiglie risentiranno di un triplice connubio: quello della recessione economica, dell’aumento della disoccupazione e del taglio dei salari. Considerando il forte impatto della crisi sui lavoratori irregolari, non solo la povertà ma anche le disuguaglianze sono destinate a crescere, soprattutto nelle aree urbane.
Sempre stando ai dati della Banca Mondiale in Egitto, la crisi sanitaria ed economica causata dal Covid-19 sottolinea l’importanza di investire nel capitale umano e nel mondo del lavoro, carenze strutturali che già da anni portano Mohamed e tanti giovani come lui a spostarsi come palline da flip flop da una costa all’altra del Mediterraneo: dal 2014 al 2019 in Italia si sono registrati 24085 arrivi in più dall’Egitto (fonte: Istat). I giovani egiziani partono per sfuggire alla crisi economica aggravata dagli imprudenti investimenti del regime militare di Al-Sisi; ma in Italia spesso, aspettando di sbrigare le lungaggini burocratiche relative al rilascio del permesso di soggiorno, trovano un’occupazione solo nell’economia sommersa.
Nell’ultimo trimestre del 2020, rimasti senza lavoro e senza sussidi durante i duri mesi del lockdown, in tanti hanno maturato la difficile scelta di lasciare il nostro paese per tornare a casa, diventando vittime di una doppia assenza: quella delle protezioni sociali, sia da una parte che dall’altra del Mediterraneo.
Erika Greco






