Visto per nomadi digitali, cos'è e chi può ottenerlo
Visto per nomadi digitali, cos’è e chi può ottenerlo

Le novità introdotte dal c.d. Decreto Sostegni ter

L’art. 6 quinquies della Legge n.25 del 28 marzo 2022, che ha convertito il Decreto-legge n.4/2022, è intervenuto a modificare il dettato dell’art. 27 del Testo Unico Immigrazione.

Pertanto, tra i casi di “ingresso per lavoro in casi particolari”, si ritrova l’ipotesi dei soggetti “nomadi digitali e lavoratori da remoto, non appartenenti all’Unione Europea” (comma 1, lett. q-bis) dell’art. 27 TUI).

Cosa si intende per nomade digitale

La normativa chiarisce cosa debba intendersi per nomade digitale ai sensi della lett. q-bis) del comma 1 dell’art. 27 TUI.

Trattasi dei cittadini di un Paese terzo (extra-UE) che svolgono attività lavorativa altamente qualificata attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici che consentono di lavorare da remoto, in via autonoma ovvero per un’impresa anche non residente nel territorio dello Stato italiano.

Sostanzialmente, quindi, si tratta di soggetti che avendo la possibilità di lavorare in smart working, sia autonomamente, sia alle dipendenze di un’impresa, anche non italiana, si stabiliscono temporaneamente in Italia.
Si tratta, infatti, di una misura rivolta sia ad attrarre professionisti e lavoratori altamente qualificati, sia a consentire il ripopolamento dei borghi, per esempio.

Come funziona

Un lavoratore digitale, che intenda stabilirsi temporaneamente in Italia, non necessita di munirsi del nulla osta al lavoro rilasciato dalla Prefettura.
Piuttosto, dovrà prima ottenere il visto d’ingresso e, in seguito, il permesso di soggiorno corrispondente, che non può avere durata superiore a 1 anno.

Il rilascio del permesso di soggiorno è subordinato alla disponibilità di un’assicurazione sanitaria, che copra tutti i rischi nel territorio nazionale, e al rispetto delle normative fiscali e contributive vigenti in Italia.

In questo modo, non sarà necessario attenersi ai vincoli del decreto flussi e risulterà più semplice il rilascio del visto e del permesso di soggiorno.

Ad ogni modo, preme segnalare che, trattandosi di novità recenti, bisognerà attendere il decreto interministeriale, cui la normativa rinvia, per la fissazione degli aspetti di dettaglio, quali quelli riguardanti le modalità e i requisiti per il rilascio di tale permesso di soggiorno, i limiti minimi di reddito, le modalità necessarie per la verifica dell’attività lavorativa da svolgere.

Tale decreto dovrà essere emanato dal Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con il Ministro del Turismo e con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

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