Assegno Sociale dell'INPS
Assegno Sociale dell’INPS

L’assegno sociale è una prestazione assistenziale in favore di cittadini italiani e stranieri che abbiamo compiuto almeno 67 anni di età e che versino in condizioni economiche precarie.

Si tratta di un assegno mensile, erogato per 13 mensilità, di importo pari a 459,83 euro.

Può essere richiesto solo in presenza di specifici requisiti, tra cui:

  • cittadinanza italiana o, per i cittadini stranieri, il possesso del permesso di soggiorno UE;
  • 67 anni di età;
  • reddito inferiore a 5.977,79 euro;
  • residenza continuata sul territorio italiano da almeno 10 anni.

Verrà considerato anche il reddito del coniuge per il calcolo del limite reddituale, e cioè, se si non è sposati il limite di reddito è di 5.977,79 euro; se invece si è sposati il limite è di 11.955,58 euro.

Non ho la carta di soggiorno, posso chiedere l’assegno sociale?

Un requisito indispensabile è il possesso della carta di soggiorno, tuttavia, l’art. 41 del d.lgs 286/98 specifica che “gli stranieri titolari della carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno, nonché i minori iscritti nella loro carta di soggiorno o nel loro permesso di soggiorno, sono equiparati ai cittadini italiani ai fini della fruizione delle provvidenze e delle prestazioni, anche economiche, di assistenza sociale. 
In tal senso la giurisprudenza di merito si è più volte espressa sancendo come discriminatorio l’atteggiamento posto in essere dalla amministrazione nelle ipotesi in cui richieda la “carta di soggiorno” come previsto dall’art. 41 d.lgs 286/98 e dall’art. art. 80, comma 19, l. 23 dicembre 2000 n. 388, ai fini della concessione della prestazione di cui all’art. 3, commi 6 e 7, della legge 8 agosto 1995, n. 335.

La giurisprudenza di legittimità, in applicazione del principio di non discriminazione, della diretta applicabilità della direttiva 2011/98/UE disapplica regolarmente gli articoli sopracitati nella parte in cui subordina il riconoscimento dell’assegno sociale, nei confronti dei cittadini stranieri, al possesso di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.
Giurisprudenza esemplificativa: ordinanza del Tribunale di Bergamo, sez. Lavoro, del 15.04.2016 e conforme, dello stesso Tribunale, del 22.09.2016, ordinanza del Tribunale di Rovereto del 29.09.2016, ordinanza del Tribunale di Pavia del 04.10.2016 e conforme, dello stesso Tribunale, del 21.10.2016, ordinanza del Tribunale di Modena del 30.09.2016, ordinanza del Tribunale di Brescia del 21.09.2016.

Così la stessa Corte Costituzionale con ordinanza n. 95 del 04.05.2017 e la Corte di Appello di Firenze con sentenza n. 914 del 02.10.2017 hanno espressamente sancito, che le prestazioni previdenziali (come l’assegno sociale) sono diritti soggettivi e quindi devono soddisfare i bisogni primari della persona. Non devono essere dunque collegati alla sola titolarità del permesso di soggiorno UE, in quanto questo costituirebbe una discriminazione nei confronti del cittadino. 

Permesso di soggiorno UE: come ottenerlo, rinnovo e revoca

Pronunciandosi sulla legittimità costituzionale del comma 19 dell’art 80 della L. 388/2000 – che disponeva che le provvidenze economiche che costituiscono diritti soggettivi in base alla legislazione vigente in materia di servizi sociali sono connessi alle condizioni previste dalla legislazione medesima agli stranieri che siano titolari di carta di soggiorno – la Corte Costituzionale ha affermato che, nel subordinare il diritto alle prestazioni assistenziali che costituiscono diritti soggettivi e siano dirette a soddisfare bisogni primari della persona alla titolarità della carta di soggiorno, la norma abbia introdotto un requisito idoneo a generare una discriminazione dello straniero nei confronti del cittadino in contrasto con i principi enunciati dall’art. 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dell’art. 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione stessa adottato a Parigi il 20 marzo 1952 secondo l’interpretazione che di essi è stata offerta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Ad avviso della Corte ne discende il potere-dovere del Giudice di disapplicare la norma nazionale almeno quando essa, come nella specie, ostacoli il soddisfacimento del diritto tutelato dalla fonte internazionale (art. 14 CEDU e art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea) in confronto di enti appartenenti all’apparato pubblico degli Stati membri. Ciò significa che la legge nazionale che limita l’erogazione dell’assegno sociale, dovrebbe essere disapplicata perché in contrasto con accordi internazionali.

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