Il Tribunale di Palermo, con decreto dell’8 aprile 2026, ha delineato un quadro di “fragilità complessa” nei confronti della ricorrente, derivante da una stratificazione di traumi che spaziano dalle violenze fisiche nel Paese d’origine allo sfruttamento sessuale in Italia, fino alla gestione di una relazione coniugale instabile.
Il caso, seguito dall’Avv. Giulia Vicari, riguarda una cittadina salvadoregna il cui percorso migratorio e personale è segnato da gravi traumi fisici e psicologici, maturati sia nel Paese di origine sia dopo l’arrivo in Italia.
Nel provvedimento, il Tribunale esclude la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, rilevando che, nelle more del giudizio, la ricorrente ha fatto ritorno nel proprio Paese di origine, circostanza ritenuta incompatibile con il permanere di un fondato timore di persecuzione o di un rischio effettivo di danno grave.
Ciò nondimeno, il Tribunale riconosce alla ricorrente il diritto al permesso di soggiorno per protezione speciale, ritenendo accertata una condizione di “fragilità complessa e tuttora attuale”, tale da giustificare il rilascio del titolo di soggiorno alla luce della sua situazione personale e della necessità di garantire la tutela dei diritti fondamentali.
La “fragilità complessa” riconosciuta dal Tribunale
Nel decreto i giudici parlano espressamente di “fragilità complessa e tuttora attuale”.
Non si tratta quindi di una vulnerabilità episodica o contingente, ma di una condizione personale costruita nel tempo, derivante dalla stratificazione di eventi traumatici che hanno inciso in modo profondo sull’equilibrio psicologico della ricorrente.
La valutazione della vulnerabilità è stata effettuata considerando l’intera storia personale della donna, dalla situazione vissuta nel Paese di origine fino agli eventi successivi al suo arrivo in Italia.
Il Tribunale individua tre principali nuclei di vulnerabilità:
- le violenze domestiche subite in El Salvador
- lo sfruttamento sessuale subito dopo l’arrivo in Italia
- la situazione familiare attuale caratterizzata da forte instabilità psichica del coniuge
Tali elementi integrano la definizione di persona vulnerabile prevista dall’art. 2, lett. h-bis, d.lgs. 25/2008, che include i soggetti che hanno subito forme gravi di violenza fisica o psicologica.
Le violenze domestiche subite in El Salvador
Il primo elemento di vulnerabilità riguarda la storia personale della ricorrente nel suo Paese di origine.
La donna aveva intrattenuto una relazione sentimentale con un uomo che, nel tempo, aveva assunto comportamenti sempre più aggressivi e violenti.
Secondo quanto accertato dal Tribunale, la ricorrente ha subito episodi ripetuti di violenza fisica, tali da indurla a lasciare definitivamente El Salvador nel 2022.
Le conseguenze psicologiche di questa esperienza sono state profonde.
Dopo la fine della relazione, la donna ha vissuto un lungo periodo di isolamento e paura, trascorrendo circa sei mesi quasi completamente chiusa in casa. Il timore non era soltanto quello di subire nuove aggressioni, ma anche quello che l’ex compagno potesse vendicarsi su di lei o sui suoi familiari.
Questa condizione di costante allarme ha generato un trauma psicologico persistente, che la ricorrente ha dichiarato di percepire ancora oggi.
Il Tribunale ha ritenuto il racconto credibile, coerente e compatibile con un vissuto reale di violenza domestica, riconoscendo che tali episodi integrano forme gravi di violenza fisica e psicologica rilevanti ai fini della vulnerabilità.
Lo sfruttamento sessuale subito dopo l’arrivo in Italia
Il percorso migratorio non ha posto fine alla condizione di vulnerabilità della donna.
Dopo essere arrivata in Sicilia, la ricorrente è stata ingannata da una connazionale, che le aveva promesso un lavoro come parrucchiera.
In realtà, quella promessa nascondeva un sistema di sfruttamento sessuale.
La donna è stata inserita in un contesto di prostituzione forzata all’interno di un’abitazione a Palermo, dove veniva indotta a ricevere numerosi uomini senza percepire alcun compenso e ritrovandosi in una situazione di totale assoggettamento.
Il Tribunale ha ritenuto il racconto particolarmente dettagliato e coerente, qualificandolo come riconducibile a un reale vissuto di sfruttamento sessuale.
La vulnerabilità nella vita familiare attuale
Un ulteriore elemento di fragilità riguarda la situazione familiare attuale della donna in Italia. Dopo essere riuscita a uscire dal contesto di sfruttamento, la ricorrente ha iniziato una relazione con l’uomo che inizialmente l’aveva aiutata.
I due si sono successivamente sposati in El Salvador. Tuttavia, nel tempo la relazione è diventata sempre più complessa e conflittuale, a causa delle condizioni psichiche del marito.
L’uomo soffre infatti di disturbo bipolare, una patologia che ha inciso profondamente sulla stabilità della vita familiare. La situazione è culminata nell’ottobre 2025, quando il marito è stato sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO).
Questo evento ha avuto un forte impatto emotivo anche sulla ricorrente, che si trova a vivere in un contesto familiare caratterizzato da forte instabilità emotiva e da un significativo carico assistenziale.
Secondo il Tribunale, la necessità di assistere il coniuge e di garantirgli un adeguato percorso di cura rappresenta un ulteriore elemento di radicamento in Italia, ma anche un fattore che contribuisce ad aggravare la sua fragilità psicologica complessiva.






