Conversione permesso di soggiorno per studio in lavoro con procedura fuori quota
Conversione permesso di soggiorno per studio in lavoro con procedura fuori quota

Normalmente, lo svolgimento di un’attività lavorativa in Italia, unitamente al correlato titolo di soggiorno, sono regolamentati dal cosiddetto Decreto Flussi, ossia il decreto che fissa il numero massimo di stranieri extracomunitari che possono fare ingresso in Italia per lavoro. 

Le quote vengono distinte per lavoratori stagionali, lavoratori autonomi e lavoratori subordinati non stagionali. Vengono fissate quote anche per convertire i permessi di soggiorno per studio in permessi per lavoro o per convertire i permessi per lavoro stagionale in lavoro subordinato non stagionale.

In questo articolo ci occupiamo, nello specifico, dei casi in cui è possibile convertire il permesso di soggiorno per studio in permesso per motivi di lavoro, al di fuori, però, delle quote. Al di là, dunque, del numero massimo di ingressi preventivati annualmente dal Governo, con conseguente possibilità di presentare la richiesta di conversione in qualunque momento dell’anno, senza necessità di attendere la previa pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto-flussi.

Casi in cui è ammessa la conversione “fuori quota”

Vi sono almeno due casi in cui è possibile effettuare la richiesta di conversione del permesso di soggiorno per studio senza dover attendere il decreto-flussi.

  1. Studenti stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, al raggiungimento della maggiore età;
  2. Stranieri che hanno conseguito in Italia uno dei seguenti titoli di studio, dopo aver frequentato i relativi corsi di studio in Italia:
  • Laurea triennale (180 crediti formativi);
  • Laurea specialistica biennale (120 crediti formativi);
  • Laurea magistrale (300 crediti formativi);
  • Diploma di specializzazione (durata minima 2 anni);
  • Dottorato di ricerca universitaria (durata minima 3 anni);
  • Master Universitario di I livello (durata minima 1 anno);
  • Master Universitario di II livello (durata minima 1 anno);
  • Attestato o diploma di perfezionamento post-laurea (durata 1 anno-60 crediti formativi). 

In queste ipotesi, quindi, non è richiesta l’assegnazione di una quota per ottenere la conversione. Sufficiente è una proposta di contratto di lavoro subordinato che deve durare almeno 6 mesi ed avere un orario settimanale di almeno 20 ore oppure la disponibilità di risorse e requisiti per avviare un’attività di lavoro autonomo.

Come fare per ottenere la conversione in permesso di soggiorno per lavoro subordinato

Innanzitutto, bisogna seguire la procedura telematica tramite il portale del Ministero dell’Interno.
Per la conversione in lavoro subordinato, si utilizza il modello V2. 

Competente è lo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura, in base alla provincia di residenza dello studente.

Lo Sportello fisserà un appuntamento, indicando i documenti da portare.
Di norma, si tratta: 

  1. del permesso di soggiorno per studio in corso di validità o già scaduto ma con ricevuta di rinnovo; 
  2. una copia del documento di identità in corso di validità del datore di lavoro;
  3. originale e copia del documento di identità dello studente;
  4. certificato del titolo di studio rilasciato in Italia;
  5. marca da bollo di 16 euro.

Una volta effettuate le dovute verifiche, la Prefettura approva la conversione e rilascia il contratto di soggiorno, che deve essere firmato dal datore di lavoro e dal richiedente.

Al secondo appuntamento, devono essere consegnate le copie del contratto di soggiorno firmate e una marca da bollo di 16 euro. A questo punto, la Prefettura consegna il kit postale (Mod. 209) che deve essere spedito per richiedere il permesso di soggiorno.

Nella busta bisogna inserire la richiesta di permesso di soggiorno e i seguenti documenti:

L’ufficio postale dà l’appuntamento per recarsi in Questura e rilascia la ricevuta della richiesta che attesta il regolare soggiorno in Italia del richiedente.

All’appuntamento in Questura, infine, dovranno essere portati i seguenti documenti:

  • N.4 fototessera;
  • Copia del contratto di soggiorno;
  • Copia della richiesta di permesso di soggiorno.

In questo modo, quindi, dapprima, la Prefettura si occupa della conversione, verificando che ricorrano tutti i requisiti indicati nell’istanza compilata online per la conversione fuori quota; in seguito, la Questura rilascia il permesso di soggiorno per lavoro subordinato. 

Come fare per ottenere la conversione in permesso di soggiorno per lavoro autonomo

Anche in questo caso si segue la procedura di inoltro dell’istanza telematica tramite il portale del Ministero dell’Interno. Deve però essere utilizzato il modello Z2.
Mancando una proposta di contratto di lavoro subordinato ed un datore di lavoro, in questo caso bisognerà indicare (nella procedura online) e poi presentare, all’appuntamento in Prefettura, i documenti che certificano il possesso dei requisiti per lo svolgimento di lavoro autonomo.

Di quali documenti si tratta?

  • Libero professionista: dichiarazione rilasciata dall’Amministrazione preposta al rilascio della licenza, abilitazione, autorizzazione e simili per l’esercizio dell’attività o degli organismi di controllo degli ordini professionali; dimostrazione di un reddito superiore a 8500 euro.
  • Imprenditore, commerciante e artigiano: attestazione della Camera di Commercio della provincia ove si intende svolgere l’attività avente ad oggetto i parametri di riferimento riguardanti la disponibilità delle risorse finanziarie sufficienti per avviare l’attività; dimostrazione di possedere le risorse finanziarie predette nella misura indicata; fotocopia attribuzione partita IVA; dichiarazione rilasciata dall’Amministrazione preposta al rilascio della licenza, abilitazione, autorizzazione e simili per l’esercizio dell’attività; dimostrazione di un reddito superiore a 8500 euro.
  • Titolare di contratto per prestazione d’opera, consulenza e simili: Visura camerale della ditta per cui si presta l’attività che deve essere attiva da almeno 3 anni; copia dell’ultimo bilancio o dell’ultima dichiarazione dei redditi della ditta che comprovi che dispone di risorse sufficienti per erogare il compenso; dimostrazione che il compenso ricopre il minimo reddituale previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria  (8500 euro); copia della dichiarazione di responsabilità, inviata alla competente Direzione Provinciale del Lavoro con la quale si indichi che, in virtù del contratto stipulato, non verrà instaurato alcun rapporto di lavoro subordinato.
  • Soci, amministratori di società: copia dell’atto costitutivo della società; Visura camerale della società che deve essere attiva da almeno 3 anni; dichiarazione del legale rappresentante della società che attesta che il reddito del socio o di colui che ricopre cariche sociali è superiore a 8500 euro; copia dell’ultimo bilancio o dell’ultima dichiarazione dei redditi della società che comprovi che dispone di risorse sufficienti per garantire il compenso; copia della dichiarazione di responsabilità, inviata alla competente Direzione Provinciale del Lavoro con la quale si indichi che, in virtù del contratto stipulato, non verrà instaurato alcun rapporto di lavoro subordinato.
  • Traduttori e interpreti: titolo di studio o attestato professionale di traduttore o interprete, specifici per le lingue richieste, rilasciati da una scuola statale o da un ente riconosciuto, secondo la legislazione vigente nello Stato di rilascio, vistati dalle competenti autorità consolari; dimostrazione di un reddito superiore a 8500 euro; certificazione della Direzione Provinciale del Lavoro che attesta che la prestazione viene erogata non in base ad un contratto di lavoro subordinato.

Una volta che la Prefettura abbia approvato la conversione, avendo verificato il possesso di tutti i requisiti per lo svolgimento di lavoro autonomo, dovrà essere compilato e spedito il kit postale ed infine ci si dovrà recare in Questura per il rilascio del permesso di soggiorno. 

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