Lavorare con visto turistico
Lavorare con visto turistico

Una delle questioni su cui sussistono maggiori dubbi da parte di stranieri che intendono stabilirsi in Italia per un tempo superiore ai 90 giorni consentiti dal visto turistico, riguarda proprio la possibilità di lavorare in possesso del suddetto visto o, alla scadenza di quest’ultimo, convertirlo in permesso per lavoro.

Il visto turistico purtroppo non consente di lavorare in Italia.

Tutti gli stranieri in possesso del visto turistico non possono svolgere alcuna attività lavorativa. Non è quindi possibile assumere un cittadino extracomunitario in possesso di visto turistico.

Inoltre, lo straniero munito di visto turistico non può convertirlo in permesso per lavoro.

Anche qualora lo straniero avesse la possibilità di essere assunto o comunque avviare un’attività lavorativa in Italia, non potrà farlo attraverso una proroga o una conversione del visto turistico.

Alla scadenza del visto, quindi, lo straniero dovrà fare ritorno nel Paese d’origine, pena l’espulsione.

Dunque, cosa deve fare lo straniero che intende svolgere attività di lavoro in Italia?

Coloro che intendono svolgere attività lavorativa in Italia devono attenersi alle disposizioni annuali del Decreto Flussi. Il Decreto con il quale, cioè, il Governo fissa annualmente le quote d’ingresso di cittadini extra-comunitari per motivi di lavoro autonomo, subordinato o stagionale.

Coloro che si trovano in Italia, quindi, dovranno comunque far ritorno nel Paese d’origine e provare ad ottenere l’assegnazione di una quota, tra quelle messe in palio dal Governo con il suddetto decreto. Ciò implica il rilascio di nulla osta da parte dello Sportello Unico per l’Immigrazione e di visto per motivi di lavoro da parte dell’Ambasciata italiana nel Paese d’origine.
In sostanza, quindi, chi intende lavorare in Italia deve essere preventivamente autorizzato – seguendo la procedura del decreto flussi – fin dal Paese d’origine.

Non è possibile avviare un’attività lavorativa direttamente in Italia.

Bisogna inoltre porre attenzione al fatto che, sempre nell’ambito del decreto flussi, le quote vengono di norma autorizzate per settori produttivi. Quindi deve trattarsi di attività di lavoro che rientrano tra quelle previste dalle quote disponibili.

Non resta, pertanto, che rimettersi alle previsioni del decreto annuale.

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